La Morte del Transfert? Psicoterapia e IA nell’era della riproducibilità tecnica dell’affetto

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Abstract
L’emergere dell’intelligenza artificiale generativa apre interrogativi inediti sulla natura della relazione terapeutica e sul significato del transfert nell’epoca della riproducibilità dell’affetto. Riprendendo la riflessione di Walter Benjamin sulla riproducibilità tecnica dell’arte, il contributo propone il concetto di riproducibilità dell’affetto, interrogandosi su ciò che accade quando un agente artificiale è capace di simulare presenza, ascolto e responsività emotiva.
Attraverso un caso clinico, vengono esplorati i modi in cui l’A può assumere la funzione di terzo analitico, favorendo processi di simbolizzazione, regolazione affettiva e riflessione condivisa, ma anche attivando dinamiche di antropomorfismo, idealizzazione e una forma di “pornografia relazionale”, caratterizzata da una disponibilità affettiva priva di reale alterità. I lavoro approfondisce il ruolo dell’aura clinica, del limite e delle sequenze di rottura e riparazione nella costruzione della fiducia epistemica, mettendo a confronto il terzo umano e il terzo algoritmico. Il caso di Alex evidenzia come l’IA possa svolgere funzioni regolative peculiari, diverse ma non sovrapponibili a quelle del terapeuta.
Si sostiene che il transfert non scompaia con l’introduzione dell’IA, ma si trasformi, assumendo nuove configurazioni che rendono ancora più evidente la specificità della presenza umana. L’articolo conclude individuando le potenzialità e i limiti clinici dell’A come dispositivo relazionale, proponendo una riflessione sul suo impiego consapevole all’interno della pratica psicoterapeutica contemporanea.

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